| |
| IL SOGNO DI FINE ESTATE |
Scusate il ritardo. La parola Piedigrotta è rimasta nel linguaggio corrente simbolo della festa
napoletana per eccellenza, anche se gli storici dei costumi popolari si accapigliano per stabilire quando è scomparsa
questa gloriosa tradizione. Negli anni scorso dibattiti e discussioni, anche accese, sull’utilità e la necessità
di recuperare un rito tra sacro e profano, che affonda le radici nei secoli, ci hanno accompagnati sino a quest’atteso ritorno
della Piedigrotta. Che è una festa di tradizione perché fedele alla liturgia mariana, perché capace di ripartire
dai quattro punti cardinali della sua storica struttura: le canzoni veraci, i carri, i fuochi a mare e, appunto il culto religioso.
Una festa che deve saper reinterpretare con creatività e consapevolezza progettuale un’importante e radicata tradizione
popolare. Festa moderna, contemporanea, perché capace di affiancare ai classici partenopei la ricerca di nuove melodie; di portare
la storia di “’O sole mio!” nell’era di Second Life, con una mostra insieme documentale e virtuale; di chiedere
all’ex scugnizzo Massimo Ranieri, come al leone algerino Khaled e alla leggenda del rock Brian Ferry di aggiornare ai tempi nostri
l’incanto di Bovio e Di Giacomo.
Piedigrotta non è più solo una parola per i titoli dei giornali sui megaconcerti o qualsiasi altra manifestazione in grado
di richiamare folla, ma il sogno di tre notti di fine estate, un sogno ritrovato, riaccese, com’è possibile fare solo con i
sogni condivisi da un’intera comunità. Le feste, a volte, sono il segno del dna di un popolo. |
| di Dario Scalabrini |
| Amministratore Ente Provinciale per il Turismo di Napoli |
|